incursioni ed escursioni, poesia,musica,letteratura,opinioni, divagazioni, ed altro ancora...
lunedì 14 gennaio 2019
tra te e me
ph. mariapia giulivo
tra te e
me un ponte d’ acqua
melodia di
un fresco incontro
tra te e la
mia aurora
fili di seta
a intrecciare parole
tra me e la
tua dolce luna
un ponte d’
aria levantina
un blu di
sincopate note
e stracci d’
onde increspate
come tulle
leggero nella brezza…
mariapia giulivo, inedita in volume
lunedì 18 luglio 2016
Sergio Cammariere, Gino Paoli e Danilo Rea, insieme all’ Arena Flegrea di Napoli: una serata indimenticabile…
Le foto, scattate durante il concerto, sono di Nino Cagnetta.
Sergio Cammariere, Gino Paoli e
Danilo Rea, insieme all’ Arena Flegrea di Napoli: una serata indimenticabile…
Ricco e
variegato, il programma dell’ estate 2016 all’ Arena Flegrea di Napoli, che mercoledì 13 luglio scorso ha proposto
un evento unico e irripetibile, un concerto che ha riunito on stage tre artisti
di alto livello, dissimili tra loro ma legati dal filo conduttore della musica
di qualità: Sergio Cammariere, Gino
Paoli, Danilo Rea.
“Cantautore
piccolino/confrontato a Paoli Gino”, canta in un pezzo vivo, autoironico e scoppiettante Cammariere , una delle tracce
dell’ album “Dalla pace del mare lontano” del 2002, ripreso poi come titolo
del suo
disco antologico “Cantautore piccolino” uscito nel 2008. Da
allora il tempo è passato, Sergio Cammariere
era già allora e lo è ancora oggi, uno degli artisti ed i compositori più raffinati e di talento
della musica italiana, ed il magico incontro, con il maestro Paoli si è
materializzato sotto gli occhi del pubblico partenopeo, sempre caldo ed
accogliente.
Due
pianoforti sul grande palco, una intro di Danilo Rea che ha proposto, tra l’
altro, diversi brani di Fabrizio De
Andrè in chiave jazz, poi la prima parte del concerto, con la poesia della voce
e dei testi di Gino Paoli, con le sue canzoni intramontabili e senza tempo, con
il suo affascinante carisma, quella voce quasi “parlante” accompagnata dal
maestro Rea, in un duo ormai consolidato e di sicuro impatto emotivo.
Dopo un
intervallo, Cammariere , con la sua storica band, Amedeo Ariano alla batteria,
Luca Bulgarelli al contrabasso, Bruno Marcozzi alle percussioni e l’ ospite
Daniele Tittarelli al sassofono, ha proposto alcune delle sue canzoni più note,
regalando come sempre a piene mani forti emozioni, con la sua costante ricerca
di arrangiamenti sempre nuovi e accattivanti. Mi piace solo citare, nel corpo del suo
intervento della serata , la sua intro al pianoforte del pezzo “Dalla
pace del mare lontano”, un momento musicale tanto alto, bello , intenso , toccante da togliere il
fiato. Tittarelli, in grande forma, è stato un ospite che con la sua particolare vena jazz ha davvero stupito: fraseggi indimenticabili e
di grande raffinatezza. Il calore e l’espressività
di Sergio Cammariere hanno, come sempre, incantato ed entusiasmato palesemente il pubblico.
Le emozioni
si sono fatte poi via via più sorprendenti. Proprio il brano “Cantautore
piccolino” , cantato da Cammariere e suonato con il supporto della sua band e
l’ entrata in scena di Danilo Rea al secondo pianoforte, è stata la “sigla”
dell’ ingresso di Gino Paoli sul palco. Finalmente in tre, sono le magie che
solo la musica sa creare…Il concerto si è snodato sul filo di un omaggio a
Napoli con la grande canzone di Pino Daniele “Napul’è”, di interpretazioni di
altre canzoni di grandi artisti di
scuola cantautoriale italiana come Tenco, Lauzi, Endrigo e con i brani sempre
densi di suggestioni ed evocazioni di Gino Paoli, cantate a due voci. Un
bellissimo contrappunto in cui il “cantautore piccolino” Sergio ha incontrato
Paoli Gino, ha cantato con lui e sul palco la formazione era al completo, con
la band di Sergio e il maestro Rea e lo
stesso Cammariere ai due pianoforti. Una serata unica e “senza fine” , canzone
di Paoli con cui si è concluso il concerto, lasciando nel pubblico quella
infinita , immensa poesia che solo la
coralità dei suoni e delle voci sa trasmettere e che ti resta nel cuore.
mariapia giulivo
venerdì 1 luglio 2016
ho incontrato la notte...
ph. mapi giulivo
ho incontrato la notte che insegue
le insidie della lingua
sono a due passi dal giorno ora
clandestina nave è la parola
timidezza d’ aurora
la scrittura ha i suoi pallori
inaudite tenerezze
che inchiodano il tuo nome
nel solco di terra e di ferite
in questa luce fioca
instabile
del tempo passeggero e fragile
domenica 12 giugno 2016
e la notte è un regno umido...
ph. mapi giulivo
e la notte è
un regno umido
di
incertezze di continui ardori
un labirinto
di terra amara
che si
intreccia con il mare
viaggio
sulle strade che mutano
nel buio
caldo antiche rotte
bisbigliate
trepide dal vento
tu ora dove
sei assurda lontananza
dove innocenza
del tempo
mentre
chiara mi scruta l’ alba
e l’ onda è
quasi bianca di neve?
dove sei
tu che appena sorge il giorno
ti
ritiri vigile nell’ ombra
lasciandomi
un tiepido sudore
spremuto
avaro da un sogno?
lunedì 6 giugno 2016
gli anni vissuti a dirotto...
ph. mapi giulivo
gli anni vissuti a dirotto
la polpa nera delle notti di maggio
da qualche parte
in qualche modo
nascerà dalla mia terra
un nuovo sillabario
dialogante e brullo
un gomitolo di frasi appena mormorate
in quest' alba porosa di giugno...
mercoledì 18 maggio 2016
Le "inaspettate sensazioni " di Giovanni Floccari...
Le immagini mi sono state cortesemente fornite da Giovanni Floccari
Le
“inaspettate sensazioni” di Giovanni Floccari …
Stampato da
“youcanprint”, una agile e versatile
piattaforma di self-publishing, che fuori dalle logiche di un mercato
editoriale sempre più complesso e difficile, consente ad un autore di vedere
pubblicato il suo lavoro in tempi brevi, nasce il romanzo “Quelle inaspettate sensazioni” di
Giovanni Floccari, torinese , quarantottenne, alla sua prima esperienza
narrativa. Dichiaratamente, sul retro di copertina, lo scrittore afferma che il
suo lavoro aveva come “idea iniziale ,quella di scrivere una autobiografia” che
in corso d’ opera si è invece trasformata, seguendo l’ onda delle emozioni e della
fantasia, ingredienti fondamentali per chiunque si avvicini alla scrittura e se
ne senta coinvolto e affascinato, in una storia ricca di sfaccettature,
caleidoscopica, che avvince il lettore e di cui colpisce la ricchezza di scarti e momenti davvero sorprendenti.
La storia
narrata è quella di Matteo, un uomo come tanti, con una vita apparentemente
normale, un lavoro stabile, nessuna relazione impegnativa con una donna ma
forse, alla perenne ricerca inconscia di qualcosa che modifichi il corso ripetitivo della sua esistenza.
Da un evento
scatenante, un viaggio a Londra per una collettiva di fotografia di cui l’ uomo si occupa con passione, la sua vita cambia, prende inattese svolte
che nel corso di lunghi anni, avranno forti conseguenze e
modificheranno la sua umanità e sensibilità, lo porteranno a compiere scelte
importanti, compresa quella della paternità responsabile , a cui lo stesso
autore tiene molto, avendo dedicato il romanzo a sua figlia Alice. E non a caso
è Giulia, la figlia di Matteo, il primo
“personaggio “ che si affaccia al lettore e immediatamente lo coinvolge...Giulia
che ritrova quella specie di “diario” su cui, suo padre Matteo, aveva abitudine
di scrivere e appuntare tutto…spesso rinchiuso nel suo studio, avvolto dall’
inebriante sentore di incensi al
sandalo.
Non svelerò molto della storia
o toglierei la sorpresa a chi il libro vorrà leggerlo. A chi vorrà seguire il
flusso di quelle sensazioni ,già presenti nel titolo stesso, che percorrono
tutta l’articolata narrazione . Diversi volti e corpi di donne , un universo
femminile scandagliato , spesso, con irrefrenabile curiosità e istinto ( molte
le scene di sesso presenti nel libro, assolutamente esplicite e non celate dal
velo dell’ ipocrisia) ma anche con improvvisi slanci di delicatezza, di tenerezza, donne diverse tra
loro , per cultura, età, aspetto, tra cui emerge la bellissima figura di
Annabel, la donna ,forse, a mio avviso, che
nel profondo rappresenta per Matteo il vero cambiamento, il punto di riferimento costante
, un amore insolito, altalenante, ma di
quelli capaci di modificare radicalmente il destino.
“Cos’è che
voglio veramente? Perché ho la necessità di cambiare sempre?” Così si interroga
Matteo, a pagina 213, una domanda che spesso molti si pongono ad un certo punto
del proprio percorso di vita. Questa “insoddisfazione” latente, questa
inquietudine interiore, il riflettere su di essa , è uno dei punti salienti del
romanzo. Dalla superficialità, dai sensi di colpa, da ripetuti e spesso neppure
voluti tradimenti , dai ricordi del
passato , compreso quello della sua “iniziazione sessuale” con una amichetta , Matteo arriva a
maturare molte consapevolezze , con uno spirito sempre autocritico su sé stesso.
La scrittura
del romanzo è scorrevole, dialogica , piacevolmente
coinvolgente. L’ occhio dell’ autore è “fotografico”, la descrizione di persone e luoghi è
dettagliata, affascinante, ci si sente immersi nelle numerose scene che via via
sembrano scorrere sotto gli occhi di chi legge. Così come definirei anche
“cinematografico lo stile narrativo di
Giovanni, denso com’è di colpi di scena, persino di brani musicali che
accompagnano certi istanti come una sorta di “colonna sonora” che fa da
contrappunto al racconto. Ne potrebbe venire fuori la sceneggiatura di un film…
Anche la suggestione di rapporti a distanza, proibiti, nascosti, che prendono
forse origine dal ripensare ad una
“virtualità” , ormai pressante e fortemente destabilizzante nel mondo attuale, compare nel romanzo come
sensazione di un universo interiore che , al contrario, ha bisogno di
rapporti più autentici . Veri. E sono
quelli, che l’ autore cerca, modificando, man mano che il romanzo scorre, il
suo sguardo sulla vita. Maturando una
maggiore coscienza. Questa ricerca, che percorre tutto il libro, ricerca di un
sé stesso più saldo, maturo, di un uomo che seguendo le tracce delle sue
“inaspettate sensazioni” vive momenti trasgressivi e piacevoli ma anche complicati e
destrutturanti, conduce a due colpi di scena finali, degni della migliore
tradizione del thriller. Proprio quando , avanti con gli anni, la sua vita
sembra essersi pianificata.
Non è così, forse, non è mai così…per nessuno. Il
corso del tempo è scandito anche da
imprevisti insospettabili, da agghiaccianti scoperte, da improvvise
rivelazioni, dalla nostra umanità imperfetta e di quelli che abbiamo intorno. Un
finale che lascia con il fiato sospeso, con una sorta di commozione e di
rimpianto…per quello che poteva essere e invece non è stato. Il romanzo si
chiude con la stessa Giulia, che , dopo aver scoperto fatti oscuri
e raggelanti, ripensa con dolore e affetto infinito a Matteo,
il suo indimenticabile amato padre. Il romanzo si chiude…ma resta aperto il mistero
della vita…
Sulla
copertina, la foto riportata è di Giovanni Floccari e rappresenta un luogo
chiave della vicenda, il lago di Avigliana, che ricorda a Giulia, verso le
pagine finali, le giornate che andava a
passare lì con tutta la sua famiglia,
avvolta da quel paesaggio e assaporandone la “pace ed il silenzio
impagabili” , seduta su quel grande
masso , a riva, dove amava " ammirare il bellissimo panorama”. Un luogo di
dolci ricordi che si trasforma, inaspettatamente, incredibilmente in un luogo di orrore e amara scoperta di una triste verità. Consiglio
con piacere la lettura di questo
romanzo. Non vi deluderà.
mariapia
giulivo
QUELLE
INASPETTATE SENSAZIONI, di GIOVANNI FLOCCARI, youcanprint 2016, pagine 206
martedì 26 aprile 2016
dittico del tempo
ph. mapi giulivo
dittico del
tempo
il tempo
sghembo alla rinfusa
disordine di
giorni senza storia
confusione
di battiti e cassetti
occhi di
polvere gesti scoloriti
mai nulla di nuovo sotto il sole
antichi
sguardi in forzieri di latta
tra mura
sporche di mille respiri
e
solitudine quanto silenziosa
e
dolorosa dolorosamente
che sbiadisce i segni della vita
chiude
sorrisi in un grumo aspro
il tempo
fermo sempre rinchiuso
nell’ aria
malferma dei risvegli
*
e tu a scricchiolare nostalgie
di vecchie
linee d’ orizzonte
io qui a
raccogliere ritagli
di un amore
d’ oro rosso e puro
opacato ossidato dall’ assenza
in questo
ritmo amaro senza divenire
rattoppato
di ansie e cicatrici
e sogni
infranti e strappi nel sipario
dove il tempo se ne va a morire...
martedì 5 aprile 2016
un giorno fu inatteso quel giorno...
ph.CrisAntema Settestracci
per una foto di CrisAntema
un giorno fu
inatteso quel giorno
il dono di azzurre aggrovigliate
scomposte trame ingarbugliate
di fili coralli le
chiamò
che adornavano il nonsenso del cielo
come seta di mare
come se
il tempo si fermasse in quella luce
camminando nel tempo in cui le ore
lentamente si affastellano
morbide nel pensiero
fragile
coralli le chiamò
come se dall’ oceano
un ritmo raggiungesse nuove rive
nuove rime e versi
rapinati al giorno…
lunedì 28 marzo 2016
vado con te al tempo dei puledri...
ph. mapi giulivo
vado con te al tempo dei puledri
alla fuga d’ignote cavalcate
è rigoglio di glicini
nelle camere d’ombra
scintille schizzate calde spudorate
solletico di rari arabeschi
sulla pelle che trasuda resine
ora bevo rugiade immaginate
mentre tu saltelli e decolori
nel cerchio della vita che implode
in ragione e saggezza
sei velario a stordire orizzonti
olio di seta sui cardini del giorno
io resto qui giullare del tempo,
tra rosso e biacca a dipingermi il viso
tra i tuoi flutti incostanti
ricompongo le attese
in un docile assorto sorriso…
lunedì 8 febbraio 2016
quando anche i silenzi si fratturano...
ph, mapi giulivo
quando anche i silenzi si fratturano
i suoi trenini sbuffano farfalle
nel gioco del dire
del non dire
camere oscure
sviluppano sfocati altri ritorni
ha cambiato colori
spennella i tratti
di un buffo carnevale
apre le danze in maschera
col tempo dei limoni
mai cielo è stato più vicino
del lento azzurro
disposto a bella posta sulle case
lunedì 11 gennaio 2016
un giorno pensa se puoi...
un giorno
pensa se puoi con sentimento
ai fili
argento d’ acqua
che rigano
il pallore delle attese
quel pianto
d’ ombra
che rotola
in un prato
troppo
salato per dare vita a un fiore…
mercoledì 30 dicembre 2015
affiorano indocili pensieri...
ph. mapi giulivo
affiorano
indocili pensieri
in questa
fine d’ anno di nebbie
di imprecise
immagini scolpite
come dal
vento
in un
incespicare lento
verso nuove
ore sconosciute
ci sarà dato
di vedere l’ alba
di nuvole e
di viola
e quei
disegni con mano di bambini
ancora
impressi nel cuore?
sarà la
musica a confondere attese
di una luce
maldestra
che insinua
dubbi oltre le fessure?
sarà questo
presente di domande
a
scricchiolare il tempo
eterno inesistente sconosciuto
che
scompiglia paure e righe d’ ombra?
fine d’ anno
di umide incertezze
vetri
appannati
fotografie ritagli
tenerezze
trenta dicembre duemilaquindici
venerdì 18 dicembre 2015
nell' ora immaginaria di una stanza...
ph. mapi giulivo
nell’ora immaginaria di una stanza
scompongo fotogrammi…
la luce attraverso le persiane
frammenta visioni dell’intreccio
occhi dilatati alle distanze
e la tua voce a modulare danze
nell’ansia di dire troppo in fretta
di strappare promesse
e cedimenti
stringo ritorni già programmati
nell’umido incendio dell’abisso
nei gesti non ancora tentati
aspiro ancora queste tue parole
tra scrosci d’acqua
e incerte trasgressioni
per spedirti i miei sogni
inventerò scansioni
lunedì 19 ottobre 2015
lo sguardo che ti spoglia piano piano...
ph. mapi giulivo
lo sguardo che ti spoglia piano piano
lava la pelle rorida contusa
l’occhio che ti riflette come specchio
acerbo muto socchiude
cicatrici
tace lo sguardo
accorto alle lusinghe
sgocciola versi obliqui nel pensiero
e senti e ami la
pupilla chiara
che nel tuo campo asciutto
semina giunchiglie di
poesia
giovedì 17 settembre 2015
un vento di porpora strappa il sipario...
ph. mapi giulivo
un vento di
porpora strappa il sipario
lasciandoti
attore di una scena muta
chi sei chi sono nello specchio dei giorni
nel cobalto
della soglia avara
di passi e
calori e di suoni
a tutela del
sogno un capriccio d’ onda
cicatrice di
un mare arruffato
hai poche
scene imparate a memoria
tra pieghe di libri amori di argilla…
lunedì 7 settembre 2015
tra mille accordi risuona un ritmo...
tra mille accordi risuona un ritmo
fremito del tuo cuore?
esco dal mio dolore
e ti accompagno
dove conduce il senso unico
del tempo? a quale spiaggia?
dove delfini muoiono
alla riva
del mare torbido di
chi
ha toccato il fondo?
foglie staccate al sogno,
galleggiamo leggere accartocciate
la terra è sempre più lontana
lo strazio d’acqua premia
con lucida poesia…
martedì 11 agosto 2015
La “stella” Sergio Cammariere al Parco Archeologico di Rocelletta di Borgia: la luce intensa della musica…
La “stella” Sergio Cammariere al Parco Archeologico di Rocelletta di Borgia:
la luce intensa della musica…
Era la notte
di San Lorenzo, ma nessuno ha alzato gli occhi al cielo per vedere cadere una
stella, ieri sera, 10 agosto, al Parco “Scolacium” di Rocelletta di Borgia, in
Calabria, nei pressi di Catanzaro Lido.
La “stella”
si è materializzata sul palco , lui, Sergio Cammariere, ed ha talmente attratto, ipnotizzato il pubblico con la
luce della sua musica, che l’ aria quasi non si percepiva più. Era solo il respiro
delle note, di una voce , a gonfiare il cuore di emozione e incanto e a elevare lo sguardo.
La bellezza
altera e suggestiva del luogo, antiche mura romane ricche di storia, evocative e possenti, a fare da
cornice ad uno dei più intensi concerti di Sergio Cammariere che io abbia mai ascoltato. E ne ho seguiti tanti,
proprio tanti…
Era nella sua terra, la Calabria. L’ emozione sul suo volto è
stata immediatamente percepibile. Un luccichio nel suo sguardo dall’
espressione dolce e sincera. Proprio
come una stella e non banalmente una “star”, con quella forza interiore e quella sensibilità che mette
tutte nella sua musica, senza
risparmiarsi mai.
Dopo le prime note, un messaggio, con la voce
esile e commossa…Sergio si è augurato
che la sua musica potesse donare anche quel fiotto di speranza tanto
necessaria in questo mondo sempre più difficile.
Tra sapienti e magici giochi di luce , il luogo quasi
fiabesco ed un pubblico caldo , coinvolto, straripante, applausi infiniti e standing
ovations, Sergio Cammariere ha attraversato il meglio della sua produzione,
regalando autentici capolavori di poesia . In stato di grazia, lui ed i suoi
musicisti che lo accompagnano da quindici anni: Amedeo Ariano alla batteria,
Luca Bulgarelli al contrabasso, Bruno Marcozzi alle percussioni. In stato di grazia,
l’ ospite amico, Fabrizio Bosso alla tromba, che ha quasi lacerato l’ aria con
dei fraseggi incredibilmente raffinati ma viscerali, di rara perfezione, profondi.
E lui, il re
pianoforte di Sergio , tanto vibrante da
far scivolare brividi sulla schiena, arrivare a toccare l’ anima , ad accarezzare ogni
nostro sogno , con il talento di un
tocco inimitabile, esprimendo
qualcosa che è andata molto oltre la
stessa musica , un ‘ ansia quasi spirituale e incessante come il ritmo del
mare…come un volo…
Un pensiero,
Sergio lo ha dedicato anche al suo paroliere Roberto Kunstler, amico di un sodalizio consolidato che va
avanti da lunghi anni.
Il finale , travolgente. Diversi bis, il pubblico stretto sotto il palco come in un grande
abbraccio, quasi a toccare quelle note… tanti cellulari a registrare, scattare
foto. Voci che hanno cantato con lui, in un ritmo umano e non solo musicale. Questo
fa la differenza. La rara e preziosa grandezza
di Sergio Cammariere è anche in quel percepibile amore per il suo pubblico che continua anche dopo il
concerto, con incontri brevi ma in cui l' artista sa dare ancora emozioni e non solo freddamente, autografi.
La sua terra
mediterranea, meravigliosa, accogliente ha risposto alla
generosità di Sergio Cammariere con un affetto fuori dal comune. C’ ero anch’io, che
calabrese non sono, ma che ho scoperto e amo la Calabria grazie sopratutto lui. A Sergio Cammariere…
mariapia giulivo
sabato 8 agosto 2015
nella chiara azzurrità dell' alba...
ph. mapi giulivo
nella chiara
azzurrità dell’ alba
fissare l’
attimo a precipizio
prima che
fugga quel sogno rimandato
a tempi
persi sommersi oltre la riva
il mare non dorme
non si sveglia
è perpetuo e impetuoso canto
o dolce
nenia bizzarra sinfonia
e tu perché
hai chiamato anima
la
superficie che inganna l’ occhio e il senso
perché sei
sceso nel profondo
a cercare
coralli e madreperle
tra i
relitti del tempo incantatore?
nella danza
dell’ acqua c’ero io
ignara del
tuo beffardo gioco
che ha
disperso parole a perdifiato
e di sale ha
scolpito il mio dolore
Inedita in volume
lunedì 13 luglio 2015
Sergio Cammariere a Molfetta: dalla pace del mare lontano echeggiano nuove emozioni..
Ph. ninocagnetta
Sergio Cammariere a Molfetta
Dalla pace
del mare lontano…echeggiano nuove emozioni...
Quando imbocco
il tratto che costeggia l’imponente bellezza della Cattedrale di Molfetta, il
sole è rosso, rotondo, infuocato e si sta tuffando nel mare che ha una limpidezza
specchiata. Le barche sono mollemente appoggiate sull’acqua . Lo spettacolo
fantastico del paesaggio sembra quasi precedere la magia di un altro spettacolo, il concerto
di Sergio Cammariere verso il quale mi
sto avviando. In lontananza vedo già il grande palco a sinistra del porto. E’
sabato sera 11 luglio, sulla Banchina di San Domenico. Nella città del nord
barese che ha scelto per l’ evento “Luci e suoni a Levante”, uno scenario
mozzafiato. Che segna la terza tappa di Cammariere del 2015 in Puglia, una
terra che dimostra di amare l’artista delle “note blu”. Un artista che ha
radici in un’altra meravigliosa terra di mare…
Quando
Sergio Cammariere sale sul palco è vestito di rosso. Rossa è anche la
predominanza delle luci sulla scena. Rosso, poco prima era il sole… Rosso. Il
colore dell’amore, della vitalità, del dinamismo. Della passione e della forza
interiore. Dello slancio vitale, delle forti emozioni. Quelle che Sergio,
salutando il pubblico, dice che spera di
trasmettere…quelle che ci sono tutte, riflesse nel suo azzurro.
Si è mai
stati ad un suo concerto senza fare un grande pieno di emozioni? Chi lo segue
da anni come me lo sa. E sa anche che ogni sua
esperienza dal vivo ha un “simbolico” colore diverso, sfaccettature mai
uguali. Il concerto di Molfetta che si
snoda fluido e coinvolgente , “raccontando” pezzi tra i più noti e accattivanti
del suo repertorio, lo dimostra.
Soprattutto per due ragioni.
Sergio
Cammariere sprigiona immediatamente una forte energia , con le
note del suo pianoforte. Da subito. Più intensa del solito, essa conduce in un’
atmosfera dove sogno e realtà si confondono, dove l’ ispirazione delle note si
fa incredibilmente magnetica e suona il
complesso e variegato linguaggio del cuore e dell' anima. Che culmina in due vere
perle del concerto. Una commossa interpretazione che mette i brividi di “Padre
della notte” voce e pianoforte solo ed
una “intro” di “Dalla pace del mare lontano” in cui non solo emerge il
grande talento del pianista, ma la sua
emozionalità più profonda. Dove le note sembrano davvero arrivare dagli abissi
del mare, echeggiando infinite evocazioni
e sfumature che è quasi impossibile descrivere. Un pezzo di immensa bravura e di generosità che incanta,
stordisce, tra note classiche purissime e ritmi interiori fascinosi e
trascinanti.
Musica
“alta”. No, infatti. Sergio non propone”
canzonette”. Non ha nulla a che fare con la musica di facile ascolto che dura
una stagione e poi scompare…Sergio Cammariere ha altro da trasmettere, per chi
sa ascoltare …
Il secondo
dato che colpisce è una atmosfera generale del concerto molto swing, molto carezzevole e intrigante. Più
tesa verso il jazz. Sarà per la presenza, on stage, oltre che dei suoi
affiatati e bravissimi musicisti di sempre, Amedeo Ariano alla batteria, Luca
Bulgarelli al contrabasso e Bruno Marcozzi alle percussioni, di un ospite di
tutto rispetto, Daniele Tittarelli ai
sassofoni, un nome già noto e molto
promettente del jazz italiano. Suono
pulito e impeccabile, il suo. Senza sbavature. Un andamento ritmico cullante,
straordinario, che accompagna le note del pianoforte con una simbiosi che all’
orecchio è piacevolissima , incantata, inedita.
Alla fine,
un terzo bis a sorpresa è la struggente interpretazione di “Estate” di Bruno
Marino, l’ unico pezzo italiano diventato uno standard del jazz internazionale.
Con il quale Sergio saluta ed augura a tutti una buona estate…
Potrei
dilungarmi, ma non credo occorra …Piuttosto un invito, per chi mi legge , è di
farla, almeno una volta nella vita, l’ esperienza di un concerto di Sergio
Cammariere dal vivo … Lascerà, alla fine, come una specie di vuoto che , forse,
avrete voglia di ricolmare. Con un altro concerto di Sergio.
Il pubblico
di Molfetta ha ricambiato con grande calore. Sulla pace del suo mare, Sergio
Cammariere ha lasciato un impronta , volando alto e libero come un gabbiano ,planando su quell’ acqua serena e densa di riflessi in una serena notte di luglio. Indimenticabile…
mariapia giulivo
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