Ricordava
esattamente il luogo dove l’ aveva portata, in quel pomeriggio estivo di molti
anni fa. Ma forse non ricordava il suo
volto.
Ricordava l’
odore di salsedine nell’ aria, ma non l’ odore della sua pelle.
Ricordava di
averle preso la mano, ma non il calore di quella mano.
Ricordava un
bacio…ma che sapore aveva quel bacio?
Minuti
sfilati come perle finte da una collana
disfatta e rotolati via sulla scogliera .
Una pelle
sconosciuta su cui azzardare una carezza ,
quasi come a toccare la superficie
dell’ acqua senza sperimentarne la profondità.
Gli attimi
sono attimi. Ma il mare non è fatto per gli attimi, è un mistero che si ribella
all’ attimo, alla suggestione passeggera, agli amori casuali, con la sua forza perenne e incessante. Il mare
è stabile nella sua mutevolezza . Il mare non è romantico, non è bugiardo né infedele, è una potenza infinita e illimitata di
schiuma e onde anche quando l’ acqua brilla senza increspature e porta con sé
solo un suono lieve di risacca. Il mare è una
complessa sinfonia, non un motivetto orecchiabile , non una canzone per
l’ estate, non uno specchio per la luna . Il mare non ama le barche che lo
solcano senza ragione né l' impazienza
dei pescatori occasionali , non ama i bagnanti né i sentimenti effimeri….il mare ha uno
sguardo…ci osserva spesso crucciato con il suo occhio che ha una fermezza
azzurra ma anche la sua pupilla nera e inaccessibile.
Il mare non
è un racconto ma un romanzo articolato e infinito. Il mare non ha pagine con il
testo a fronte, esso parla un'unica
lingua, quella degli dei,che forse solo i poeti ed i marinai senza rotta
riescono a comprendere. Il mare non è uno stato d’ animo passeggero , ha un
carattere potente e deciso . Il mare è una straordinaria metafora della vita...
Il mare
stanotte mi ha raccontato tante storie e mi ha accolta nel suo grembo con la
dolcezza e la passione di un amante solo mio che mi chiama e mi sussurra….non aver
paura….sono io la tua casa , io il tuo destino, io il tuo sempre….
GRAZIE A SERGIO
CAMMARIERE HO SCOPERTO QUESTA TERRA
Ecco che all’improvviso, nell’ultimo giorno della mia
vacanza settembrina a Capo Colonna, è arrivato l’autunno … il cielo non ha più
note azzurre, è bianco e denso di nuvole, gonfio di pioggia rappresa. Le foglie
cadono dagli alberi con tonfi danzanti e leggeri, il vento è fresco, sembra un
maestrale che scuote le cime e le fa vibrare. Da dove sono non vedo il mare ma
ne immagino il grigio, lo sento spumare da lontano contro gli scogli friabili
di questa terra di antichi e importanti splendori, di cui, forse, non è neppure
consapevole.
Immagino la Colonna greca, lassù, solitaria sentinella
sull’acqua sferzata dalla salsedine e la piccola Chiesa con quella Madonnina
nera dallo sguardo mesto, silenzioso, caritatevole, la Madonna dei diversi, mi sono detta mentre la guardavo … penso a
quel promontorio, alla sua suggestione, dove antico e presente si fondono senza
continuità, dove la doppia sacralità -
quella pagana e quella cristiana – si mescolano in un unico sguardo sul mare, vigile, sognante e
protettivo.
Lassù, il ritmo del tempo non ha scansioni, è rarefatto come
in una fiaba raccontata sottovoce, l’istante si dilata e assume la vastità
dell’azzurro. Confusa nel vento che agita rami e pensieri, sento arrivare nella
mia mente una musica dalla dolcezza incantata, composta da un grande figlio di
questa terra, che, come un navigante senza rotta, un giorno se ne andò
portandola nel cuore. Le mie parole a
confronto di quelle note sono povere e inadeguate. Nessuno come Sergio
Cammariere è riuscito a condensare la vastità, la bellezza, la malinconia, la
nostalgia per quello che resta di Capo Colonna, per quello che non c’è più,
spazzato via non dalla furia del mare ma dall’incuria degli uomini.
Il suo brano dedicato a Capo Colonna, è quasi una nenia
penetrante e sincera, un atto di amore e devozione verso un luogo di cui
tracciare la vera storia è difficile ma che alimenta inquietudini e pacatezza allo stesso tempo, senso
dell’infinito e altera poesia scritta su ogni pietra e leggibile solo da chi ha
dentro una infinita sensibilità. Quella musica del cantautore piccolino,non è solo un omaggio a Capo Colonna, è il
racconto attraverso l’inseguirsi delle note, del suo mistero. È grazie a lui
che ho scoperto questo luogo, che sono venuta a percorrerne le tracce, son
figlia di un’altra terra, del sud della Murgia pugliese, fatta di pietre,
ulivi, masserie, trulli e altri diversi incanti. Sergio Cammariere non ha mai
omesso, presentando quel brano durante i concerti, di parlare di Crotone e di
Capo Colonna, delle sue origini e della Calabria. Questo lo ha reso speciale ai
miei occhi perché solo chi non rinnega mai le proprie radici è portatore di
veri valori. Sergio è un artista di alto livello, raffinato, pieno di talento,
nelle mani ha il calore cangiante del suo sud, nelle sue note vibra la sua
esperienza di vita oltre che la sua indiscutibile bravura. In quelle mani agili
e virtuose sul pianoforte c’è anche questo lembo di terra, un giorno da lui abbandonato
per poter invece ritornare con ogni
nota, con ogni carezzevole inflessione della voce, con l’orgoglio di un’ appartenenza, con una latente nostalgia
impressa nel cuore per una partenza che ha sì segnato la sua vita, ma che oggi
gli permette di volare più in alto e con questo volo accarezzare sempre il suo
mare, le rocce, questo luogo di affetti spezzati e ricomposti, sublimati nella
sua straordinaria vena artistica creativa, dinamica senza più terre e confini.
Come senza confini si fa l’abbraccio dello sguardo su Capo Colonna, terra di approdi
e lontananze, di naufragi e destino,
avvolti da cielo e mare nel sogno di un’ altra umanità possibile. Grazie a
Sergio Cammariere ho scoperto tutto questo e la sua terra deve davvero essergli
grata.